Viaggio Giappone

Il Giappone è una di quelle nazioni in cui si entra in punta di piedi. Quei sentimenti di rispetto, onore, ossequio di cui pare i giapponesi si nutrano influenzano chiunque arrivi, almeno per la prima volta. E gli sguardi fieri seppur cortesi degli stessi non intimoriscono, ma anzi affascinano chi decide di visitare questo paese così misterioso e lontano. Perché certo, si entra in punta di piedi, ma si viene sempre accolti con profondi inchini e larghi sorrisi.

È difficile destreggiarsi in una nazione del genere. L’eccessiva cerimoniosità dei gesti ed il peso che gli viene affibbiato possono confondere, andando ad aumentare quell’evidente gap culturale che separa l’Italia dal Giappone. Sperare di comprenderli è utopico, soprattutto nel breve tempo di un viaggio. Ma la particolarità sta proprio nel fatto che, per essere apprezzata, la cultura giapponese non deve essere compresa totalmente: l’immergersi nella stessa è di per sé un’esperienza unica, un viaggio onirico in cui tutto, dalle parole, agli sguardi, ai lenti movimenti delle mani viene meticolosamente soppesato. Ma è anche il paese dove si corre incuranti della folla per non perdere l’ultimo treno notturno, delle luci abbaglianti della Omotesandō e dei grattacieli altissimi di Shinjuku da cui spunta il muso arrabbiato di Godzilla.
Dove e come si può trovare armonia in un Giappone così moderno e frenetico eppure così attento ai minimi dettagli e alla tradizione? La risposta è Tōkyō 東京.

Tōkyō, come spostarsi

Trasporti pubblici

Visitare l’enorme metropoli giapponese, nonché capitale, non è così difficile come si potrebbe pensare. I trasporti pubblici sono a dir poco funzionali, con un intrico di ferrovie di superficie, metropolitane e autobus.
Treni e metro, proprio per il numero elevato di linee che attraversano la città, sembrano essere la soluzione migliore per spostarsi, essendo immediati (c’è da attendere solo una manciata di minuti sulla banchina), veloci e soprattutto semplici da usare.
Linea fondamentale, utilissima, che abbraccia il cuore di Tōkyō racchiudendolo in un cerchio è la Yamanote 山手線 (verde): imparare ad usarla può rendere decisamente più semplice destreggiarsi in una città così dispersiva in cui non esiste un centro circoscritto come siamo abituati a vedere nelle città europee. La linea Yamanote ha ben 29 stazioni posizionate in alcuni dei principali punti d’interesse della città: Shinjuku, Shibuya, Akihabara, Ueno sono tutti raggiungibili in un batter d’occhio.
Un altro importante alleato è la linea Chūō 中央線 (arancione) che taglia precisamente a metà la circonferenza disegnata dalla linea Yamanote. Partendo dalla stazione di Tōkyō si può arrivare fino a Shinjuku impiegando solo 19 minuti, contro i 32 necessari utilizzando la linea verde: sicuramente comodo se si vuole risparmiare qualche minuto, senza però sacrificare il panorama.

Per quanto riguarda il costo del servizio di trasporti pubblici, non c’è una tassa fissa come succede a Roma o Milano, ma il prezzo del biglietto aumenta in base al numero di stazioni che si attraversano e ai cambi che si fanno. La tariffa più bassa è di 140¥ (1,20€) per tre fermate, fino ad arrivare a poco più di 200¥ (1,70€) dalle cinque fermate in su. La tratta Tōkyō – Yokohama, prevedendo uno o due cambi, costa circa 600¥ (5€), mentre per raggiungere prefetture limitrofe i prezzi aumentano parecchio: ad esempio andare da Tōkyō a Nikkō prevede tariffe dai 2900¥ (25€) fino ai 5780¥ (50€).
Se si pensa agli innumerevoli spostamenti che si fanno durante un viaggio, il budget da dedicare al trasporto pubblico cresce sempre di più.
Una soluzione, seppur minima, è quella di acquistare delle tessere prepagate che potranno essere usate per entrare dai tornelli di qualsiasi stazione. Possono essere acquistate (per 500¥ in deposito) e ricaricate direttamente in stazione nei distributori automatici di biglietti (disponibile anche la lingua inglese). Ne esistono tantissime, ma le più comuni sono la PASMO, quella ufficiale dei trasporti di Tōkyō, e la SUICA, quella emessa dalla Japan Railways. Le due carte sono equivalenti e possono essere spesso usate al di fuori dell’area di Tōkyō. Non solo sono utili per evitare di doversi fermare ogni volta a fare il biglietto, risparmiando quindi tempo prezioso, ma anche perché utilizzandole si ha automaticamente diritto ad un piccolo sconto: in base alla tratta che si percorre, il prezzo del biglietto può scendere di 10¥, che non è molto, ma è comunque un modo per economizzare sul lungo termine.

Tōkyō, cosa vedere

Palazzo imperiale e Giardini Orientali (Kōkyo Higash Gyoen)

Stazione di Tōkyō  850 metri (11 minuti a piedi)  Palazzo imperiale

Circondato ancora oggi dal fossato originale, il Palazzo imperiale di Tōkyō, anticamente castello di Edo (vecchio nome della capitale giapponese) ha un fortissimo valore culturale per i giapponesi: nel 1868 l’imperatore Meiji trasferì da Kyoto a Tōkyō la capitale, e si stabilì proprio qui. Il Palazzo, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito in seguito, non può essere visitato al suo interno in quanto ospita tuttora la famiglia imperiale, ma offre uno spettacolo architettonico tipicamente giapponese ai visitatori, soprattutto in primavera con la fioritura dei ciliegi. Aperti al pubblico sono però i giardini che circondano la residenza imperiale, dei luoghi incantevoli che rappresentano un’oasi di calma e relax nella frenetica vita della capitale. Il Parco Kitanomaru (a nord del Palazzo imperiale) e i Giardini Orientali (Kōkyo Higash Gyoen) affascinano non solo per il numero di alberi, piante e fiori, ma anche per la portata storica e l’attaccamento al passato che celano dentro di essi: i resti di un torrione del castello situati al centro dei Giardini Orientali simboleggiano proprio questo.

Quartiere di Asakusa e Sensō-ji 浅草寺

Stazione di Akihabara  Tsukuba Express per due fermate (206¥)  Stazione di Asakusa  600 metri (7 minuti a piedi)  Sensō-ji

Il quartiere di Asakusa, che si trova al di fuori della Yamanote, ospita il più antico tempio buddhista della capitale, il Sensō-ji. Dedicato al bodhisattva Kannon, fu completato nel 645, ma distrutto dai bombardamenti americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Quello che ammiriamo oggi è quindi una ricostruzione, ma ciò non gli impedisce di essere uno dei principali simboli della città.
In particolare, l’attenzione va al portale d’accesso di tutto il complesso, il Kaminarimon, al centro del quale troviamo una gigante lanterna alta 4 metri dal peso di più di 650 chili. Sorpassandolo, ci si immette nel Nakamise-dōri, una lunga strada disseminata di stand di souvenir e oggetti tradizionali, che vanno dal dolcetto tipico fino al kimono o alle katane, che ci accompagnano fino al cospetto del tempio. Questo complesso è quanto di più tipico si possa immaginare: un colore rosso laccato pervade ogni angolo, lucido sotto la luce del sole. Un senso di spiritualità sembra diffondersi anche tra chi non conosce le radici del buddhismo giapponese, e diventa facile comprendere come un luogo del genere continui ad affascinare turisti e locali. A qualsiasi ora del giorno o della notte, che sia sotto la luna o la pioggia, il Sensō-ji ha la capacità di ammaliare grazie al suo forte potere scenografico capace di infondere rispetto e devozione a chiunque.

Meiji Jingu, il santuario Meiji

Stazione di Harajuku  200 metri (2 minuti a piedi)  Meiji Jingu

A soli due minuti a piedi dalla stazione di Harajuku, dal lato della strada opposto rispetto alla famosa Takeshita-dōri, la via della moda, vi è un immenso torii alto 12 metri che delimita la zona sacra da quella profana. Una volta varcato, si apre un sentiero di ghiaia all’interno di un gigantesco bosco che prosegue fino ad arrivare davanti al santuario.
Camminare circondati da immensi alberi, nel silenzio più assoluto spezzato solo dal rumore dei passi è pura felicità. E tutto sembra ancora più incredibile se si pensa che ci si trova a pochi minuti da Harajuku e dalle luci sfavillanti della Omotesandō (la via dello shopping di alta classe): un luogo d’incanto che potrebbe benissimo essere arroccato su di una qualche montagna lontana dalla città ed è invece ospitato nella stessa, con le svettanti chiome degli alberi che gareggiano con i grattacieli posti proprio di fianco a loro. Ogni cosa, mentre si cammina su quel sentiero, pare essere in perfetta armonia, i due elementi contrastanti uno vicino all’altro non stonano, ma si completano a vicenda.
Il bosco diventa sempre più rado, finché non si entra nel cortile del santuario shinto, e dopo essersi lavati le mani per purificarsi nell’apposita fontana, si nota una struttura maestosa, tipicamente giapponese, sui cui scalini i fedeli attendono ordinatamente il proprio turno di preghiera. Può capitare, visitando il santuario la domenica, di poter assistere ad un matrimonio shinto e di ammirare così gli abiti tradizionali degli sposi.
Uno dei luoghi che più cozzano con l’idea di una Tōkyō solo grattacieli e tecnologia, il Meiji Jingu è una placida pausa dalla metropoli che regala un silenzio calmante e ristoratore.

Quartiere di Shinjuku

Stazione di Shinjuku  uscita Est (East exit) o uscita Sud (South exit)

Mega schermi, luci abbaglianti al neon, negozi e grattacieli, il continuo vociare della folla e il suono ossessivo e ridondante di annunci e pubblicità varie, una stazione labirintica: questa è Shinjuku, il quartiere dello shopping e degli affari più famoso di Tōkyō. Ogni giorno milioni di persone attraversano questo distretto, il che, se si tiene conto anche delle strade trafficate e dei vicoli, lo rende molto dispersivo. È capitato molte volte di perdersi, soprattutto in quella che è una delle stazioni più intricate e grandi di tutta la capitale. Bisogna fare attenzione a scegliere l’uscita giusta:
• L’uscita Est (East exit) porta lungo la via dello shopping e del quartiere a luci rosse kabuki-cho (niente a che vedere con quello di Amsterdam). Se cercate un pub, un luogo dove mangiare e vivere la movida giapponese fatta di karaoke, sale da bowling e sale da ballo (e non quella “occidentalizzata” tipica di quartieri come quello di Roppongi), questo è il luogo giusto.
• L’uscita Sud (South exit) collega direttamente con il grande magazzino Takashimaya Times Square, 16 piani zeppi di negozi che vendono di tutto (abbigliamento, elettronica, casalinghi, fai da te, gioielli, videogiochi), un vero e proprio “consumer’s paradise”. Questo complesso include anche Kinokuniya, una libreria fornitissima, al cui sesto piano è possibile trovare un’infinità di libri di letteratura giapponese, testi scientifici, libri di testo e fumetti tutti rigorosamente in inglese. In questa parte del quartiere c’è anche un enorme Yodobashi Camera, negozio tutto dedicato all’elettronica e alla tecnologia, assolutamente da non perdere.
• L’uscita Ovest (West exit) interessa meno i turisti in quanto quartiere affaristico pieno di grattacieli, sedi di banche ed uffici, brulicante di salary-men che raggiungono il proprio posto di lavoro.

Shibuya e la statua di Hachiko</h3
Stazione di Shibuya  Hachiko exit (uscita di Hachiko)

Una delle attrattive più conosciute di Tōkyō, simbolo della frenetica vita della capitale, è sicuramente lo Shibuya Crossing che collega la stazione al centro del quartiere, considerato l’incrocio più famoso al mondo. Ogni giorno questa intersezione pedonale è percorsa da migliaia di persone, diventando attrazione per i turisti che si soffermano a fotografare e a vivere l’attraversamento di questo incrocio come un must. Shibuya fa concorrenza attiva a Shinjuku, essendo anche lui rinomato per shopping, grattacieli e divertimento, ed è un punto d’incontro di migliaia di persone per ricorrenze, come il countdown per il nuovo anno.
È proprio all’uscita della stazione che ci si trova davanti la famosa statua del cane Hachiko, la cui triste storia colpì a tal punto la popolazione giapponese da meritare una statua diventando simbolo di amore e fedeltà.

Per approfondire la ricerca dei luoghi immancabili da visitare, ecco una lista utile:

    • Parco di Ueno
    • Tōkyō Tower
    • Akihabara
    • Tōkyō Sky Tree
    • Shinjuku Gyoen
    • Isola artificiale di Odaiba
    • Quartiere di Ginza
    • Museo Nazionale di Tōkyō
    • Quartiere di Shimokitazawa

Tōkyō, cosa e dove mangiare

Sushi 寿司

Genki sushi è una catena di ristoranti economici di sushi, ciononostante apprezzato e molto frequentato. Si viene fatti accomodare davanti un nastro e si può ordinare tramite un tablet. L’ordine però non verrà portato a tavolo da un cameriere, ma arriverà su di una specie di carrellino automatico, fermandosi proprio davanti i vostri occhi. Non è fantastico?! Il prezzo poi è decisamente economico, partendo da un minimo di 108¥ per un piatto di due nigiri, salendo poi fino ai 300¥ se si sceglie un tipo di pesce più pregiato.
Di certo non il sushi più buono di Tōkyō, ma sicuramente il prezzo è imbattibile. E la consegna automatica è così particolare che va provato almeno per una volta.
Genki sushi: Stazione di Shibuya  100 metri (1 minuto a piedi)
Budget: meno di 1000¥ (8€)

Se invece si cerca la qualità e non si bada a spese, il suggerimento è quello di recarsi al Mercato ittico di Tsukiji, lo Tsukiji Market. Dal 2018 purtroppo non vi si tiene più la famosa asta dei tonni, spostata nel ben più moderno Toyosu Market, ma è comunque possibile recarsi in quella zona se si vuole gustare dell’ottimo sushi. In questi ristoranti si possono trovare anche altre specialità come sashimi o chirashi, tutte a base di pesce freschissimo. I prezzi ovviamente sono ben più alti del normale, ma se si vuole assaggiare del sushi davvero ottimo, non si può fare altro che recarsi qui. I ristoranti dello Tsukiji Market, infatti, mantengono alti i propri standard di qualità, tenendo però conto dell’alta concentrazione turistica: si trovano facilmente menù in inglese e staff sempre disponibile per domande e curiosità.
Tsukiji Market: Stazione di Shimbashi  Linea Asakusa (rosa) per una fermata  Stazione di Higashi-ginza  450 metri (7 minuti a piedi)
Budget: dai 1500¥ (13€) ai 2000¥ (18€)

Izakaya 居酒屋, tipico pub giapponese

Mangiare seduti a terra specialità locali mentre si sorseggia una birra fresca e si chiacchiera con amici e colleghi: questa è la tipica esperienza in un pub giapponese, i cosiddetti izakaya. Si possono mangiare fagioli verdi “edamame”, spiedini fritti “kushikatsu”, l’eccezionale pollo fritto “karaage”, spiedini grigliati di pollo “yakitori” e tanto altro.
Per un turista trovare dei locali del genere può rivelarsi difficile, in quanto frequentati solo dai local. Mi sento però di consigliare la catena di izakaya chiamata Torikizoku 鳥貴族, molto diffusa a Tōkyō e facilmente individuabile grazie alla grande insegna gialla, bianca e rossa. È particolarmente economico ed essendo prettamente giovanile è possibile che i camerieri parlino inglese.
Torikizoku: ce ne sono tantissimi, per individuare il più vicino basta consultare questa mappa  https://www.locationsmart.org/en/map.html?id=food/izakaya/torikizoku
Budget: 2,000¥ circa (18€)

Okonomiyaki a Tōkyō? Sometarō!

Sometarō 染太郎 è il ristorante più famoso della zona di Asakusa, quasi sempre affollato, ma per cui vale la pena di fare la fila. Il piatto principale è l’okonomiyaki, una specie di pancake agro-dolce, che oltre ad essere buonissimo (si segue ancora la stessa ricetta del 1937, quando il ristorante fu aperto) ha la particolarità di poter essere cucinato proprio da chi lo ordina: ogni tavolo ha una griglia al centro che permette di preparare come meglio si crede questo incredibile piatto. Dopo aver ordinato l’okonomiyaki con gli ingredienti che si preferiscono, questi vengono portati a tavolo e lasciati completamente nelle mani del cliente. Ovviamente lo staff è sempre a disposizione per aiutare i più timidi ed impacciati, ma è davvero un’esperienza unica: dopo aver mescolato gli ingredienti e cotto l’okonomiyaki sulla griglia, la soddisfazione renderà il tutto ancora più gustoso!

Ramen o tsukemen, entrambi da Kichitora.

In Giappone un must-eat è il ramen, ormai famoso anche all’estero, ma non bisogna fermarsi lì. Una versione “scomposta” dello stesso è lo tsukemen: ciotola con noodle da una parte, ciotola con zuppa dall’altra. Per mangiare basta prendere i noodle con le bacchette, intingerli nella zuppa e poi portarli alla bocca (magari producendo anche quel rumore che per gli italiani è così fastidioso, ma che per i giapponesi è il modo corretto di mangiare noodles). Uno dei più buoni è Kichitora 吉トラ, posizionato nei meandri di Shibuya, un locale moderno ed elegante proponendo però piatti preparati in maniera tradizionale. La cucina, come ogni locale di ramen che si rispetti, è aperta, permettendo di osservare ogni step per la preparazione di questi piatti.

Decidere di intraprendere un viaggio in Giappone significa riuscire a mettere da parte le proprie abitudini culturali per aprirsi di fronte ad un qualcosa di totalmente nuovo: senza pregiudizi, senza pensieri preconfezionati. Così facendo, l’iniziale sorpresa farà a poco a poco spazio alla meraviglia più pura, quella che si apre davanti agli occhi di chi comprende come osservare nella piena attenzione quella cultura che, generosamente, si è offerta a chi di passaggio. Ed è entrando in punta di piedi, ossia, rispettando profondamente quello che quest’arcipelago offre, che si potrà, se si è fortunati, riuscire a cogliere l’essenza dello stesso, e a tornare a casa con il cuore pieno di gratitudine.